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Sorveglianza epidemiologica

 

Incidenza e prevalenza di malattia: impatto dei diversi tumori maligni sulla salute della popolazione

I Registri Tumori (RT) assolvono tradizionalmente compiti di epidemiologia descrittiva e attuano la sorveglianza epidemiologica attraverso la produzione di dati di incidenza.

L’analisi dei tassi di incidenza consente di studiare la distribuzione relativa delle sedi tumorali e di valutare l’impatto negativo delle patologie neoplastiche sulla salute della popolazione.

 

La prevalenza dei tumori maligni rappresenta un secondo indicatore ordinariamente valutato dai RT, il quale pone tuttavia alcuni problemi di interpretazione dal momento che esso fa riferimento esclusivamente al numero delle persone affette dalla malattia in un dato momento e ha il compito di fornire informazioni relative all’impegno assistenziale richiesto ai servizi sanitari. Quest’ultimo fattore è strettamente vincolato alla dimensione epidemiologica che la patologia neoplastica assume nella popolazione di riferimento e si caratterizza per una modalità di esplicitazione non omogenea dal momento che esso si concentra prevalentemente nel periodo successivo alla diagnosi con probabili e anomali picchi di intensità legati alla ripresa di malattia. Valori più elevati del carico assistenziale si possono inoltre verificare in concomitanza del periodo terminale per tutti i malati oncologici che, pur avendo ricevuto trattamenti adeguati, non sono guariti a causa del carattere progressivo della malattia. Quanto affermato lascia intuire facilmente che la prevalenza dei soggetti che hanno ricevuto in vita una diagnosi di patologia tumorale potrebbe non corrispondere alla stima delle persone affette dalla malattia e che realmente impegnano il Sistema Sanitario.

 

Dimensione dei problemi e loro evoluzione (trend temporali)

In campo epidemiologico la velocità di comparsa delle malattie nella popolazione è espressa dall’incidenza. Le modificazioni di questo parametro riflettono non solo l’esposizione a differenti fattori di rischio/protettivi ma anche l’intensità delle attività diagnostiche. La prevalenza delle lesioni asintomatiche e non diagnosticate presenti nella popolazione di riferimento condiziona infatti la capacità che le attività diagnostiche hanno di influenzare l’incidenza della malattia, che può pertanto presentare aumenti o riduzioni, transitorie o permanenti, a seconda che vengano o meno identificate e rimosse lesioni premaligne prevenendone la trasformazione carcinomatosa. Pertanto le variazioni di incidenza legate alle attività diagnostiche risultano di norma più rapide di quelle prodotte da variazioni nell’esposizione.

 

Distribuzione dei tumori (analisi geografica)

Lo studio della distribuzione spaziale dei casi di malattia in una data area rappresenta una modalità investigativa della patologia neoplastica che permette di cogliere ed evidenziare eventuali disomogeneità sia nell’andamento della loro comparsa che nei livelli di incidenza su differenti territori. Questa evidenza può essere ascrivibile, in prima battuta, a differenze nei gradi di esposizione o nell’intensità delle attività diagnostiche.

L’aumento del dettaglio nell’investigazione spaziale dei casi di malattia, pur consentendo una migliore conoscenza dell’andamento epidemiologico della patologia di interesse in un determinato territorio, comporta la contemporanea comparsa di una maggiore variabilità casuale e quindi una conseguente instabilità dei tassi misurati. Al fine di identificare aree di rischio subregionali, caratterizzandone al contempo la gradualità, sono state utilmente impiegate tecniche di investigazione spaziale basate sull’assegnazione di livelli di incidenza in base ai valori delle unità geografiche circostanti (smoothing). La geocodifica di popolazione e la geolocalizzazione dei casi di malattia in base alle specifiche coordinate spaziali hanno prodotto un maggior dettaglio nella definizione della distribuzione della densità di popolazione e hanno consentito una migliore capacità di risoluzione con conseguente individuazione di cluster di malattia (ossia aggregati insoliti di casi di cancro) presumibilmente legati alla presenza di fattori di rischio locali (emissioni industriali, inquinanti ambientali). L’identificazione dei cluster tumorali consente ai Decisori locali di programmare e attuare interventi preventivi e assistenziali rispondenti ai bisogni di salute della popolazione. L’unico limite al loro impiego in ambito di Sanità Pubblica risulta legato a difficoltà dipendenti dalle caratteristiche intrinseche al processo eziopatogenetico dei tumori quali la natura multifattoriale e un periodo di latenza variabile.

 

Relazione con determinanti di salute

La genesi delle patologie neoplastiche è un processo condizionato dall’esposizione a specifici fattori di rischio/causali ed è in grado di condizionare direttamente l’incidenza della malattia misurata nella popolazione di riferimento. Allo stato attuale delle conoscenze, la relazione tra agenti eziologici e insorgenza della malattia per alcuni tumori appare certa (ad esempio carcinoma della cervice uterina e mesotelioma) mentre per altri presenta ancora qualche elemento di incertezza. Inoltre l’analisi delle variazioni nell’esposizione a specifici fattori di rischio può agevolare la comprensione delle modifiche registrate nell’andamento delle malattie come nel caso del carcinoma polmonare per il quale il diverso trend osservato nel sesso maschile e femminile può essere messo in relazione con una diversa abitudine tabagica nei due sessi.

 

Il Registro di mortalità per tumore

Le potenzialità investigative dei Registri Tumori (RT), laddove possibile, vengono ampiamente accresciute dalla contemporanea presenza dei Registri di Mortalità, strutture dotate di una propria autonomia che forniscono indicazioni utili in ambito sanitario attraverso i tassi di mortalità. Questi ultimi risultano in parte sovrapponibili ai dati di incidenza per i tumori a elevata letalità come il cancro del pancreas, mentre rappresentano strumenti di fondamentale importanza per la programmazione di interventi sanitari come gli screening oncologici e per il calcolo di indicatori come la sopravvivenza relativa.

I Registri di Mortalità registrano i decessi avvenuti per tutte le cause di morte e pertanto rappresentano utilissimi strumenti per la sorveglianza epidemiologica a trecentosessanta gradi. L’andamento temporale e la distribuzione spaziale delle patologie neoplastiche possono essere vantaggiosamente monitorati mediante lo studio congiunto dei dati di mortalità e di incidenza.