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Epidemiologia descrittiva

Mortalità, incidenza e sopravvivenza

La comprensione dell’azione di sospetti fattori di rischio, delle attività di diagnosi precoce e della qualità dei trattamenti somministrati richiede la valutazione concertata dei dati di incidenza, di mortalità e di sopravvivenza. Ulteriori informazioni possono essere tratte dall’osservazione del danno alle persone (incidenza e mortalità), dalla conoscenza della diffusione dei fattori di rischio nella popolazione e dal livello di erogazione dei servizi di screening.

 

Sopravvivenza relativa

Uno degli indicatori ordinariamente calcolati dai Registri Tumori (RT) è rappresentato dalla sopravvivenza relativa.

La sopravvivenza è un indicatore di popolazione e pertanto risulta priva dei problemi di selezione tipici delle casistiche cliniche, dal momento che viene calcolata per tutti i casi di malattia diagnosticati nella popolazione coperta dall’attività del RT.

La sopravvivenza relativa è un indice della probabilità di sopravvivenza a un certo tempo, sovente a 5 anni, dalla diagnosi di tumore. Per calcolarne il valore si fa riferimento a una popolazione simile per età ai casi di malattia ma esente dalla malattia stessa. Tale valore fornisce la misura della probabilità di sopravvivenza che osserveremmo se l’unica causa di morte fosse il tumore maligno in studio, similmente alla sopravvivenza causa-specifica, consentendo al contempo di valutare il grado di efficacia dei percorsi diagnostico-terapeutici messi in atto. In tal senso è possibile asserire che l’accesso alla diagnosi e la qualità delle cure prestate condizionano i valori di sopravvivenza relativa osservati. Quanto appena affermato lascia facilmente intendere che la corretta interpretazione dei valori di sopravvivenza relativa in termini di efficacia del Servizio Sanitario non è possibile in presenza di attività non coordinate (ad esempio impiego del PSA per il riscontro diagnostico della neoplasia prostatica in soggetti asintomatici) o programmate di diagnosi precoce (screening mammografico per la diagnosi del carcinoma mammario), a causa degli effetti legati all’anticipazione diagnostica e alla diagnosi preferenziale di lesioni a lenta crescita.

 

Studi a elevata risoluzione

L’espansione delle capacità informative dei Registri Tumori (RT) ha consentito la valutazione dei dati di sopravvivenza per fattori prognostici tra i quali, quello a cui si fa riferimento con maggior frequenza, è lo stadio o l’estensione della malattia al momento della diagnosi (abitualmente si ricorre al sistema di stadiazione TNM). L’utilità derivante dall’impiego dello stadio tumorale è legata al fatto che esso rappresenta un fattore di aggiustamento che rende confrontabili sopravvivenze calcolate per differenti tipologie di servizi sanitari e permette di mettere a confronto la precocità o il ritardo nel riscontro diagnostico tra aree, gruppi di popolazione o per altri fattori. La valutazione indiretta e precoce delle attività di screening è resa possibile proprio dall’utilizzo dello stadio tumorale dal momento che il dato atteso è una migrazione della malattia negli stadi più precoci. Inoltre valutazioni accurate delle attività assistenziali dei diversi servizi sanitari possono realizzarsi mediante l’impiego della sopravvivenza stadio-specifica. Infine la costruzione di utili modelli prognostici di popolazione si compie utilizzando, insieme allo stadio, numerose altre variabili con valore prognostico accertato o sospetto.

 

Calcolo degli indicatori

Il calcolo degli indicatori di qualità correlati ai processi di diagnosi e cura trova le sue fondamenta nell’accuratezza, nell’appropriatezza e nella tempestività del riscontro diagnostico. A titolo di esempio possono essere menzionati il numero dei linfonodi ascellari asportati nel carcinoma mammario e le valutazioni citologiche o bioptiche effettuate prima di un intervento chirurgico per tumore maligno. Informazioni più dettagliate sui trattamenti somministrati consentono puntuali valutazioni qualitative attraverso l’impiego di opportuni indicatori clinici. Indicatori di processo e di esito vengono introdotti in misura crescente nelle attività del registro.

 

Contributo dei Registri Tumori alla valutazione degli screening oncologici

I servizi di screening, grazie alla collaborazione con i Registri Tumori (RT), sono in grado di calcolare alcuni indicatori precoci d’efficacia tra i quali è certamente doveroso menzionare il tasso d’incidenza dei cancri intervallo (tumori maligni sfuggiti al test di screening e che vengono diagnosticati prima dell’esecuzione dell’esame successivo), usualmente calcolato proprio attraverso la valutazione congiunta dei dati dei RT e dello screening.

Informazioni sull’efficacia delle attività di screening possono altresì derivare dalla variazione dello stadio alla diagnosi delle lesioni individuate rispetto al periodo pre-screening e dall’incremento della sopravvivenza relativa. In realtà le migliori evidenze di efficacia degli screening vengono fornite dalle misure della mortalità nella popolazione e della mortalità nella coorte di screening.

Inoltre, nel caso degli screening per il tumore del grosso intestino e della cervice uterina, nel corso dei quali è possibile individuare e successivamente rimuovere eventuali lesioni premaligne, una prova d’efficacia può essere rappresentata dalla riduzione dell’incidenza delle lesioni infiltranti.

Relativamente ai tumori maligni a lenta evoluzione, i dati dei RT permettono di individuare e quantificare il fenomeno della sovradiagnosi (ossia la diagnosi di neoplasie che non sarebbero mai divenute manifeste sul piano clinico) che costituisce il principale problema degli screening opportunistici quale ad esempio quello effettuato mediante determinazione del PSA per il carcinoma prostatico.

I RT raccolgono anche le informazione relative a tutti i casi di patologia neoplastica non originati dallo screening fornendo in tal modo un valido ausilio per l’individuazione degli effetti indiretti delle attività di screening.